Si chiama 2026 ED138, è molto lontano e la sua luce suggerisce un oggetto insolitamente grande. L’Osservatorio Vera C. Rubin ha annunciato il 27 ottobre 2026 un nuovo candidato pianeta nano, individuato nelle osservazioni del cielo australe. La parola “candidato” descrive lo stato della ricerca: il corpo è stato osservato, la classificazione resta da confermare.
La scoperta passa anche dalle immagini vecchie
L’annuncio dell’Osservatorio Rubin attribuisce la scoperta a Matthew Holman, che ha riconosciuto l’oggetto elaborando i dati raccolti dal telescopio. Il lavoro non consiste soltanto nel trovare un punto luminoso: occorre collegare rilevamenti diversi e capire se appartengono allo stesso corpo in movimento.
Il gruppo ha poi recuperato osservazioni precedenti. La documentazione del team riporta 30 rilevamenti Rubin su 20 notti, tra marzo e luglio 2026, insieme a immagini DECam degli anni precedenti. Ritrovare un oggetto in archivio estende il tratto di orbita studiabile senza dover aspettare altrettanti anni.
Perché le dimensioni restano una stima
La distanza attuale indicata è di circa 46 unità astronomiche dal Sole: un’unità astronomica corrisponde alla distanza media Terra-Sole. Il diametro potrebbe essere compreso approssimativamente tra 600 e 1.500 chilometri. Un intervallo tanto ampio dipende dalla riflettività della superficie, ancora incerta: a parità di luminosità, un oggetto più scuro deve essere più grande.
Le note tecniche di Mario Jurić sul forum della comunità Rubin segnalano che una misura dell’albedo o un’occultazione potrebbero aiutare a restringere la stima. La luminosità, da sola, non equivale a una misura diretta del diametro.
La categoria di pianeta nano richiede criteri precisi: un pianeta nano orbita intorno al Sole, non è un satellite, ha massa sufficiente ad assumere una forma quasi sferica e non ha ripulito la propria regione orbitale. È la combinazione di dimensioni e forma a rendere ED138 interessante. Non è stato annunciato un nuovo pianeta del Sistema solare, ma un corpo da studiare meglio in una popolazione ancora incompleta.
Perché cercarlo nei vecchi archivi è decisivo
Il team spiega che questa zona del cielo è affollata di stelle: un oggetto può essere abbastanza luminoso da essere fotografato e restare comunque difficile da riconoscere. Collegare posizioni su notti e anni diversi serve a distinguerlo dallo sfondo e a ricostruirne il moto. È il motivo per cui una scoperta annunciata nel 2026 può contenere osservazioni molto precedenti.
Il valore delle immagini ripetute emerge anche negli studi di Hubble sui movimenti delle stelle di Messier 30: oggetti e scale sono diversi, ma confrontare posizioni osservate a distanza di tempo aggiunge informazioni che una singola fotografia non offre.
Fonti: Fanpage.it · Fonte ufficiale · Fonte ufficiale. Verifica del 6 novembre 2026.
