La manovra 2027 propone una tassazione dell’1% su una parte degli aumenti di stipendio dei lavoratori privati più giovani. Il tetto è di 2.500 euro di reddito incrementale: quella cifra indica l’importo massimo sul quale applicare il trattamento agevolato. Il beneficio sarebbe quindi un risparmio sulle imposte, legato alla crescita del reddito.

La proposta riguarda chi è nato dopo il 31 dicembre 1997 e ha un reddito da lavoro dipendente 2027 non superiore a 28.000 euro. Il testo è ancora all’esame del Parlamento. Per capire quanto potrebbe valere, bisogna guardare all’aumento rispetto all’anno precedente e alla durata effettiva del lavoro nei due anni.

Chi potrebbe usare la tassazione agevolata

I requisiti si concentrano su tre elementi: lavoro dipendente nel settore privato, nascita dal 1998 in avanti e rispetto della soglia di reddito nell’anno di applicazione. La misura non è costruita come un trattamento per autonomi o dipendenti pubblici. La soglia di 28 mila euro riguarda il reddito 2027, cioè lo stesso periodo nel quale si applicherebbe l’agevolazione.

L’imposta sostitutiva prenderebbe il posto di Irpef e addizionali regionali e comunali sulla quota ammessa. Sul resto dello stipendio continuerebbero a valere le regole previste per quel reddito.

Come si calcola l’aumento: tre esempi

Il confronto previsto dalla norma utilizza il reddito dell’anno precedente normalizzato sui giorni lavorati. Serve a evitare che un aumento dovuto soltanto all’aver lavorato per più mesi venga trattato integralmente come crescita dello stipendio a parità di attività.

Esempio semplificato Quota agevolabile Imposta all’1%
Stessi giorni lavorati, reddito da 24.000 a 25.000 euro 1.000 euro 10 euro
Stessi giorni lavorati, reddito da 24.000 a 27.000 euro 2.500 euro, per il tetto 25 euro
Stessi giorni lavorati, nessuna crescita del reddito Nessuna quota incrementale Nessun aumento agevolato

Sono calcoli aritmetici sul funzionamento proposto. Il risparmio netto effettivo richiede di considerare l’intera posizione fiscale del lavoratore.

Perché 2.500 euro non è la somma che arriva in busta paga

Su 2.500 euro l’imposta dell’1% vale 25 euro. Se la stessa quota fosse tassata al 23%, l’imposta lorda sarebbe 575 euro: la differenza aritmetica è 550 euro. È un confronto fra aliquote, prima di valutare detrazioni, altri benefici e condizioni personali.

Il disegno di legge prevede infatti esclusioni di alcuni trattamenti per chi applica la sostitutiva, oltre alla possibilità di scegliere la tassazione ordinaria. Questo passaggio può incidere sulla convenienza. L’importo finale dipenderà dal testo approvato, dall’aumento realmente maturato e dal coordinamento con le altre agevolazioni: il tetto di 2.500 euro, da solo, non permette di stimare il guadagno di ciascun dipendente.

Fonti

Camera: proposta di imposta sostitutiva sugli incrementi dei redditi dei giovani; Fanpage: spiegazione del trattamento sugli aumenti under 30; Money.it: requisiti e limiti della proposta.