Patrizia Pepe e Dixie sono state sottoposte ad amministrazione giudiziaria per un anno nell’ambito di un’inchiesta sullo sfruttamento del lavoro nella filiera tessile. La misura è stata disposta dal tribunale di Firenze su richiesta della procura di Prato. Le due società non sono indagate: l’indagine penale riguarda imprese terze che fornivano servizi di finissaggio.

Il provvedimento porta l’attenzione sui controlli lungo la catena della produzione, dove i marchi affidano lavorazioni a fornitori esterni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti riportata dalla stampa locale, nelle ditte coinvolte ci sarebbero stati turni molto lunghi, retribuzioni inadeguate e condizioni di lavoro irregolari.

L’indagine sulle lavorazioni affidate all’esterno

Gli accertamenti hanno riguardato aziende impegnate in attività della filiera dell’abbigliamento. L’ipotesi investigativa è che il sistema di forniture abbia consentito di utilizzare lavorazioni realizzate attraverso lo sfruttamento dei dipendenti. Sono contestazioni da verificare nel procedimento, distinte dalla misura preventiva adottata nei confronti delle società dei marchi.

La ricostruzione pubblicata da TVL riferisce il coinvolgimento della Guardia di Finanza e degli organismi di controllo sulle condizioni di lavoro, oltre alla raccolta di testimonianze di lavoratori. Il punto centrale è il rapporto fra costi delle lavorazioni, condizioni effettive dei dipendenti e capacità delle imprese committenti di controllare i fornitori.

La risposta di Tessilform: rapporti interrotti da oltre un anno

Tessilform, società cui fa capo il marchio Patrizia Pepe, sostiene di non avere più rapporti da oltre un anno con le ditte oggetto delle indagini. Nella risposta riportata da La Nazione, l’azienda sottolinea la natura preventiva e non sanzionatoria dell’amministrazione giudiziaria e ribadisce di non essere indagata.

La società precisa inoltre che l’attività prosegue. L’amministratore giudiziario affianca gli organi aziendali per il percorso disposto dal tribunale: la misura interviene sulla gestione e sui presìdi di controllo, mentre resta distinto il procedimento sulle condotte attribuite ai fornitori.

I sindacati chiedono di tutelare chi ha denunciato

Il caso arriva dopo proteste dei lavoratori e iniziative sindacali davanti a laboratori e punti vendita. Il Sudd Cobas ha accolto positivamente l’azione della procura, chiedendo che le conseguenze della vicenda non ricadano sulle persone che denunciano lo sfruttamento. La Filctem Cgil Toscana richiama insieme legalità e tutela dell’occupazione.

È il passaggio che lega la vicenda giudiziaria alla vita dei dipendenti: controllare la regolarità della filiera e mantenere percorsi di lavoro tutelati. L’efficacia della misura si misurerà anche sulla capacità di correggere le procedure e proteggere le persone impiegate nelle lavorazioni, mentre proseguono gli accertamenti sulle responsabilità.

Fonti

La Nazione: provvedimento e contestazioni degli inquirenti; La Nazione: risposta di Tessilform; TVL: indagine sulla filiera tessile e testimonianze; Filctem Cgil Toscana: legalità e tutela del lavoro, comunicato ripreso da ReportPistoia.