Roma riapre il dossier della Metro D con un tracciato di circa 30 chilometri e 26 stazioni. L’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha annunciato il prossimo passaggio in Giunta del documento sulle alternative progettuali. La linea dovrebbe collegare il quadrante nord con il centro e i quartieri meridionali, offrendo nuovi interscambi con la rete esistente.

È un avanzamento della progettazione, con finanziamenti e scelte operative ancora da definire. Il Campidoglio chiede al governo 174 milioni di euro per la progettazione definitiva e valuta anche l’eventuale contributo di capitali privati alla realizzazione.

Il percorso: dal nord di Roma a Trastevere e al quadrante sud

La linea è pensata per collegare l’area Ojetti/Nomentana con il settore meridionale della città, passando per zone oggi servite soprattutto da autobus. Tra i quartieri coinvolti figurano Monteverde, Trastevere e l’asse di viale Marconi. Nelle revisioni del progetto viene considerato anche il servizio al polo ospedaliero San Camillo-Forlanini-Spallanzani.

La ricostruzione delle ultime scelte riportata dalla stampa locale indica una fermata aggiuntiva nell’area di Monteverde. Il numero complessivo delle stazioni resta 26: per i residenti conteranno soprattutto la posizione definitiva degli accessi e i tempi necessari a raggiungerli a piedi o con le linee di adduzione.

Gli interscambi che possono cambiare gli spostamenti

Il valore di una nuova metropolitana dipende anche dai collegamenti con le altre linee. Per la Metro D vengono indicati interscambi con la B1 nell’area di Ionio, con la A a Barberini e con la C a piazza Venezia, oltre ai collegamenti con le ferrovie regionali.

Questo disegno mira a rendere possibili percorsi trasversali, riducendo la necessità di passare da Termini per cambiare direttrice. Per i quartieri a sud-ovest del centro, la linea offrirebbe un accesso alla rete sotterranea in aree dove oggi pesano soprattutto gli spostamenti su strada.

Che cosa manca prima dei cantieri

Il passaggio annunciato riguarda il Documento di fattibilità delle alternative progettuali, il Docfap. La sua approvazione serve a consolidare l’impostazione sulla quale sviluppare le fasi successive. Restano la progettazione più dettagliata, le risorse per costruire e l’organizzazione dei lavori.

Patanè ha richiamato anche i rischi del project financing, il modello che coinvolge soggetti privati nel finanziamento e nella gestione di un’opera. La valutazione è aperta: non risulta da queste comunicazioni un accordo concluso che renda già finanziata la linea.

Per ora il dato concreto è quindi l’avvicinamento al passaggio amministrativo sul tracciato. La domanda più importante per chi abita lungo il percorso riguarda il calendario delle fasi successive: senza un quadro completo delle risorse e della progettazione, una data di apertura non può ancora essere ricavata dagli annunci.

Il progetto si colloca in una città dove pesano anche i chilometri di servizio bus non effettuati da Atac nel 2026: criticità attuali e nuove infrastrutture agiscono su tempi diversi.

Fonti

Radio Globo: nuovo tracciato e passaggio sul documento di fattibilità; RomaToday, articolo di Matteo Torrioli ripreso da RodolfoBosi: fondi e project financing.