Migliaia di stelle riempiono l’immagine di Messier 30 pubblicata dalla NASA il 5 novembre: al centro diventano così fitte da formare un nucleo luminoso. L’ammasso, ripreso da Hubble, si trova a circa 27.500 anni luce nel Capricorno. Il suo interesse va oltre la fotografia: i movimenti stellari aiutano a ricostruire il passato della Via Lattea.
M30 orbita in direzione opposta alla rotazione della nostra galassia. Potrebbe essere nato altrove ed essere stato catturato in passato: un’ipotesi suggerita dalla dinamica, non un’origine dimostrata.
Tre campagne per osservare luce e movimenti
La composizione combina tre programmi di Hubble. Il primo ha utilizzato la Advanced Camera for Surveys nel rosso e nel vicino infrarosso, distinguendo stelle fino a circa un quinto della massa solare. Il secondo ha aggiunto filtri più blu con la Wide Field Camera 3, per studiare popolazioni stellari differenti.
La terza campagna ha confrontato le posizioni delle stelle con quelle osservate circa 15 anni prima. La lunga vita operativa del telescopio rende così misurabili piccoli spostamenti. L’immagine finale comprende ultravioletto, visibile e vicino infrarosso: ogni banda offre informazioni diverse.
Le stelle che sembrano ringiovanire
La scheda del catalogo Messier della NASA aggiunge il contesto fisico: M30 contiene diverse centinaia di migliaia di stelle in circa 90 anni luce di diametro e si sarebbe formato intorno a 13 miliardi di anni fa. È un ammasso globulare, un insieme stellare dalla forma approssimativamente sferica.
In un ambiente tanto antico spiccano le blue stragglers, chiamate anche vagabonde blu, che sembrano più giovani. Osservazioni precedenti di Hubble hanno identificato due percorsi di formazione in M30: collisioni quasi frontali tra stelle e sistemi binari nei quali una componente sottrae idrogeno alla compagna più massiccia.
Il termine «ringiovanimento» descrive dunque un’apparenza spiegata dalle interazioni stellari. Il confronto fra popolazioni, colori e movimenti permette di studiare come cambia nel tempo un sistema molto affollato.
Messier scoprì l’ammasso nel 1764. La scheda storica NASA arrotonda la distanza a 28.000 anni luce, mentre il testo della nuova immagine riporta 27.500: entrambe sono indicazioni approssimate della distanza di questo oggetto.
Le bande raccolte dai telescopi non vanno confuse con i colori che vediamo da terra: nella Luna in 48 colori di Marcella Giulia Pace conta anche il passaggio della luce nell’atmosfera terrestre. Hubble osserva invece anche radiazione invisibile all’occhio umano.
Fonti
Hubble Learns Galactic History From Stars · NASA Hubble Messier Catalog — Messier30
