Il buco dell’ozono antartico del 2026 è il settimo più esteso in 48 anni di monitoraggio. Secondo il bilancio pubblicato il 4 novembre da NASA e NOAA, le condizioni atmosferiche hanno favorito un’area molto ampia di impoverimento, senza cancellare il recupero di lungo periodo dello strato protettivo.

Tra il 7 settembre e il 13 ottobre l’estensione media è stata di circa 25 milioni di chilometri quadrati. Il massimo giornaliero è arrivato il 18 settembre, con 27,1 milioni: un picco e una media stagionale descrivono aspetti diversi dello stesso fenomeno.

Il vortice polare ha allargato l’area interessata

Quest’anno un vortice polare particolarmente forte ha mantenuto condizioni favorevoli alla distruzione dell’ozono. Le perturbazioni che normalmente contribuiscono a disturbarlo sono state deboli in agosto e settembre, lasciando una zona più vasta esposta al fenomeno.

Il minimo sopra l’osservatorio del Polo Sud è stato di 105 unità Dobson il 17 ottobre, contro le 92 misurate nell’ottobre 2006: grande estensione non significa concentrazione più bassa di sempre. NASA e NOAA confermano il miglioramento di fondo associato al Protocollo di Montreal, con recupero antartico stimato negli anni Settanta del secolo.

Che cosa misura davvero il «buco»

La scheda tecnica Ozone Watch chiarisce che non si tratta di uno spazio privo di atmosfera, ma di ozono stratosferico fortemente impoverito. La soglia convenzionale è 220 unità Dobson: valori inferiori non risultavano nelle osservazioni storiche precedenti al 1979.

Il freddo isolato dal vortice favorisce nubi stratosferiche polari. Sulle loro particelle avvengono reazioni che rendono attivo il cloro proveniente dai vecchi composti industriali; al ritorno della luce, questo può distruggere ripetutamente molecole di ozono. La chimica e l’andamento stagionale dell’atmosfera concorrono quindi al risultato annuale.

Perché servono anche i palloni sonda

La NOAA spiega che le ozonosonde misurano durante la salita ozono, pressione, temperatura e umidità, trasmettendo i dati a terra. Il pallone può arrivare a circa 35 chilometri prima di scoppiare. Queste misure ricostruiscono un profilo verticale, utile anche con poca luce o al buio, quando alcune osservazioni satellitari sono limitate.

Le unità Dobson descrivono invece la quantità in un’intera colonna d’aria. Per visualizzarla, 300 unità corrisponderebbero a uno strato di ozono spesso appena tre millimetri, portato alle condizioni standard indicate dalla NOAA: 0 °C e pressione atmosferica al suolo.

Ozono in quota e ozono al suolo non sono la stessa notizia

Il rapporto riguarda lo strato di ozono nella stratosfera, che protegge dalla radiazione solare dannosa. Non descrive l’ozono vicino al terreno, che è invece un inquinante atmosferico. Anche per questo il settimo posto nella graduatoria antartica non permette di dedurre la qualità dell’aria di una città italiana: sono misure, luoghi e problemi differenti.

Fonti

NASA, NOAA Track 2026 Antarctic Ozone Hole · NASA Ozone Watch — What is the Ozone Hole? · NOAA GML — Ozonesondes